Quarant'anni di tennis femminile: dalla fondazione della WTA a Serena Williams - prima puntata: i primi anni '70

Margaret Court Smith ed Evonne Goolagong in doppio a Wimbledon ('71)

Come promesso, eccoci a parlare (anche) di tennis femminile. Iniziamo subito con un dato storico: chi, ancora, ritiene il tennis femminile un gradino sotto - per qualità e spettacolarità - rispetto al tennis maschile, consideri che il tennis fu la prima disciplina sportiva, insieme al golf, a introdurre la specialità femminile ai Giochi olimpici (quelli di Parigi, nel 1900).
Come dire: sotto il profilo della parità dei sessi, il tennis è all'avanguardia fin dalla sua nascita.

Ma quella era, a tutti gli effetti, un'epoca arcaica, l' "ante Dominem" di racchette e palline. L'anno zero del tennis in gonnella risale a tempi molto meno remoti, e precisamente al 1973.
Fu proprio allora che, anche per limare la forbice nei montepremi (e, quindi, nei guadagni!) tra tornei maschili e tornei femminili, vide la luce la WTA (vedi qui la storia della Women's Tennis Association), fondata su iniziativa di alcune giocatrici professioniste.
Iniziamo da qui il nostro racconto (su Lenglen, Connolly, Bueno e compagnia - lo ammetto - non sono sufficientemente preparato).

Quell'anno zero è l'epoca d'oro di Billie Jean King (tra le fondatrici della WTA, appunto) e Margaret Court Smith.
La King è una delle giocatrici più straordinarie di tutti i tempi, vincitrice di 12 titoli in singolare, 16 nel doppio e 11 nel misto nei tornei del Grande Slam. L'americana ha un posto nell'Olimpo del tennis per tante ragioni: il suo gioco meraviglioso, certo, e le sue vittorie; ma anche - o soprattutto - il fatto di essere l'essere umano ad aver inventato il rovescio a una mano moderno, dimostrandosi assoluta avanguardia anche rispetto al tennis maschile (nel video sotto notate la differenza di gesto tra il rovescio piatto della King e quello di Ken Rosewall, considerato il miglior rovescio della storia del tennis maschile):

 

(vedi per esempio 1'58")

 

(vedi per esempio 0'35") 

La King è stata l'unica giocatrice nella storia a battere un collega uomo in un match di esibizione: l'ultracinquantenne Bobby Riggs, già vincitore di Wimbledon e numero uno del mondo negli anni '40, aveva pubblicamente dichiarato che un 55enne avrebbe tranquillamente potuto sconfiggere una campionessa all'apice della sua carriera: tanto era, secondo lui, il divario tra i sessi su un campo da tennis.
Mal gliene incolse: la King lo sconfisse 6-4, 6-3, 6-3 nella cosiddetta "Battle of the Sexes", di fronte a 30mila spettatori e milioni di appassionati incollati davanti alla TV. Ancora oggi qualcuno si chiede quanto si impegnò realmente Riggs in quel match: una questione che meriterebbe un articolo dedicato.

 

Margaret Smith, la grande rivale della King, era stata invece sconfitta dallo stesso Riggs con una certa facilità. Ma, più della giocatrice americana, l'australiana può sfoggiare in bacheca un Grande Slam (1970 - prima dell'era open dopo l'impresa del 1953 di Maureen Connolly) e 24 titoli in singolare nei quattro principali tornei; si è inoltre aggiudicata almeno una volta il titolo di doppio e di misto in tutti e quattro i tornei.
Vederla giocare, a distanza di anni, è ancora un piacere per gli occhi:

King e Smith: la prima è stata la prima atleta statunitense a dichiarare pubblicamente una relazione omosessuale; la seconda - di granitica fede cristiana - ha avuto modo di definire l'omosessualità "un abominio agli occhi del Signore". Potreste immaginare due giocatrici, due esseri umani più diversi e distanti?
Per la cronaca, è l'australiana a condurre (4-1) negli scontri diretti nelle cinque finali del Grande Slam giocate tra le due campionesse.

Nel frattempo, gli anni '70 videro le imprese di altre due straordinarie giocatrici, Virginia Wade ed Evonne Goolagong. L'aborigena australiana è, secondo l'umilissimo gusto di chi scrive, l'essere umano ad aver prodotto il tennis più piacevole da vedersi nella storia di questo sport.
Anche la Wade (guardate soto: molto moderno anche il suo rovescio!) potrebbe ambire a un posto al sole in un'ipotetica classifica all-time dell'estetica tennistica, se non fosse penalizzada da un servizio dalla gestualità forse un po' meccanica.
Ecco le due campionesse in una sfida risalente alla fine del decennio:

 

Un'altra appassionante rivalità accenderà gli animi degli appassionati di tennis verso la fine dei '70: quella tra la Chris Evert e Martina Navratilova. Una rivalità talmente straordinaria da meritare una puntata tutta per sé.
Ne parleremo tra una settimana.

Andrea Donna
@AndreaDonna

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