Mahatma, un libro per rovesciare un'icona

Mahatma, un libro per rovesciare un'icona
Gandhi, profeta della non violenza, campione dell'indipendenza indiana, persona di grande umanità e saggezza, sorta di santo circonfuso di luce ed eletto a simbolo del bene assoluto. Tutti noi abbiamo ben presente questo profilo del Mahatma, della “grande anima”: le biografie, i film e i documentari più accreditati ne danno questa immagine e hanno contribuito a farne una vera e propria icona.
Se la cosa vi è sempre parsa strana, se questo ritratto senza macchie e senza grinze vi ha sempre visti dubbiosi, se credete che in fondo potrebbe trattarsi di nient'altro che una figurina o una silhouette bidimensionale...allora Mahatma. Storia di un intoccabile di Marco Tangocci e Lorenzo Piattelli è il libro che fa per voi.
 
Per i nostri due autori tutto comincia per caso all'Università di Firenze al corso di Storia delle Religioni dell'India e dalla lettura del libro Mai praticamente uguali curato dal professor Federico Squarcini: tra i saggi raccolti nel volume i due autori fanno una piccola, grande scoperta, quella del movimento dei dalit, noti anche come «intoccabili», e del suo leader Ambedkar, uno tra i più fieri e decisi avversari di Gandhi all'interno del movimento di emancipazione nazionale dell'India. È una storia che li intriga anche e soprattutto perché, salvo un ristretto circolo di specialisti, è ignota ai più e va a scalfire in modo significativo la pia icona gandhiana, ne mostra le (in)sospettabili ombre e una serie di aspetti tutt'altro che edificanti.
Insomma, per Marco e Lorenzo è una storia che non può essere lasciata lì dov'è, ma che deve essere raccontata.
 
La prima caratteristica di Mahatma è dunque quella di nascere dalla volontà di raccontare una storia poco nota, con il fine di rendere la storia dell'indipendenza indiana più complessa e di dare così maggiore tridimensionalità ai suoi protagonisti. Gli autori scelgono di narrare la vicenda da un punto di vista soggettivo e occidentale, mettendo sulla scena un medico scozzese inviato nella colonia dell'impero britannico: insieme a lui il lettore scopre letteralmente l'India di inizio Novecento, il suo territorio e la sua composizione sociale, le dinamiche del potere coloniale e del movimento indipendentista.
Una scelta felice e onesta poiché permette di restituire la stessa situazione in cui si troverebbe ciascuno di noi approcciandosi a un argomento del genere, quella di osservatori di una parte di mondo e di storie che non ci appartengono e che non potremmo mai capire se non rinunciando ai nostri pregiudizi, alle nostre categorie, alle nostre rappresentazioni.
 
Chi sia William, la nostra voce narrante, che caratteristiche personali abbia e che cosa faccia hanno poca se non pochissima rilevanza, ciò che conta è che nel corso del romanzo egli finisce per avvicinarsi al movimento dalit e ad Ambedkar, dando così l'opportunità di raccontare la vicenda di quest'ultimo e conseguentemente di guardare in modo diverso la figura, il pensiero e l'azione di Gandhi.
La “grande anima” vista da questa prospettiva appare così come una figura grigia, meschina, doppiogiochista e calcolatrice, ben lungi dall'icona tutta chiari e niente scuri cui siamo abituati.
Appare così in tutto e per tutto il quasi sconosciuto Ambedkar, la sua battaglia e le sue idee per dare finalmente dignità e diritti ai dalit, ma insieme a lui può emergere anche una schiera di altri personaggi che hanno avuto la loro parte nel movimento per l'indipendenza dell'India e che restano per lo più al grande pubblico – a partire da Jinnah, leader dei musulmani, fino al comunista Roy.
 
Una delle particolarità di Mahatma è la difficoltà nel classificarlo in una categoria precisa: gli stessi autori parlano di Unidentified Narrative Object, prendendo a prestito una delle caratteristiche della New Italian Epic esposte da Wu Ming 1. Il libro comincia difatti come un tipico romanzo storico, un affresco ben architettato e verosimile in cui la storia con la S maiuscola comincia però, lenta e inesorabile, a guadagnare un peso sempre crescente e maggiore, confinando sempre di più la finzione, il protagonista William e il romanzo ai margini della narrazione.
Il modo in cui gli autori hanno tentato di far convivere romanzo e saggio storiografico è quanto meno insolito e segue una struttura che potrebbe essere definita a “X”, con una linea – quella del romanzo o della fiction – che dall'alto scende in diagonale verso il basso incrociando nella sua traiettoria un'altra linea – quella della storia – che segue il percorso opposto.
 
La ciambella riesce col buco? Non esattamente. Se è apprezzabile l'intento di presentare una storia praticamente nuova alle orecchie dei più e il fatto che ogni articolo di giornale, ogni lettera, ogni discorso ufficiale e ogni parola che troverete nel libro abbiano precisi riscontri storici e siano dunque state effettivamente pronunciate dai personaggi, non si può dire che l'equilibrio con la componente del romanzo sia perfettamente bilanciato.
Il rigore della ricostruzione diventa spesso troppo pesante rendendo la vicenda meno vivace, avvincente, dinamica e accattivante: una buona storia deve anche saper essere ben raccontata ed essere intrigante anche per tutta quella non indifferente fetta di pubblico che potrebbe essere ostile – se non disinteressata – al peso degli eventi trattati.
Inoltre, soprattutto ad uso degli scettici, non sarebbe stata una cattiva idea aggiungere a fine libro una sorta di bibliografia essenziale attraverso cui fosse possibile ripercorrere il percorso di ricerca storica compiuto dai due autori.
 
Al netto delle inevitabili critiche che una prima opera può attirarsi, Mahatma resta un buon punto di partenza per leggere una storia di cui si sa troppo poco e con cui Marco Tangocci e Lorenzo Piattelli hanno avuto il coraggio di confrontarsi per far sì che diventasse accessibile anche a un pubblico di non specialisti.
Mahatma è interessante però anche per come ci arriva: i due autori hanno scelto di non passare per l'editoria tradizionale – indipendente o mainstream che sia – né per l'auto-pubblicazione, hanno scelto invece l'autoedizione attraverso il cosiddetto copyleft perché avevano un'idea precisa del tipo di prodotto che doveva uscire e del modo in cui dovesse circolare.
Tutto Mahatma ci arriva insomma grazie al solo lavoro di Marco, Lorenzo e di tutti gli amici e le amiche che li hanno aiutati nel trasformare quell'idea in concreta realtà: dalla scelta della carta e della colla per la rilegatura fino alla revisione e all'editing, passando per le belle immagini e le cartine che accompagnano il testo e altro ancora.
 
In onore ai principi del copyleft, potete liberamente scaricare il libro in formato pdf dal sito ufficiale oppure scegliere di acquistarne una copia fisica o digitale presso qualunque libreria o piattaforma online. I suoi contenuti inoltre possono essere liberamente riutilizzati o riprodotti a determinate condizioni: la citazione della fonte e la non finalità di lucro.
Marco e Lorenzo, come è già stato detto, hanno voluto raccontare e diffondere una storia, non hanno la minima intenzione di mantenerne «tutti i diritti riservati» ma bensì di condividerla. Forse non sarà grazie a questo che l'icona di Gandhi un domani crollerà (qualcuno peraltro se ne sta già accorgendo), ma certo anche loro avranno contribuito a renderla meno... intoccabile.
 
doc. NEMO
 
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(Crediti immagini, Nicolò Tofanelli)

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